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Il segreto di Edison:
quando creò la rete a idrogeno
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“Quando creò la rete a idrogeno” te l’ho scritto apposta per vedere se ci saresti cascato, o saresti cascato a leggere questo altisonante articolo.

Se ci sei cascato sappi che Thomas Edison, nel lontano 1879 registrò il brevetto della prima lampadina elettrica a incandescenza e nel 1882 il brevetto del sistema di distribuzione dell’energia elettrica… Quindi non proprio la rete a idrogeno, di cui al tempo conoscevano poco, ma piuttosto la rete elettrica.

Quindi Edison, imprenditore ed inventore, ricordato da tutti per l’invenzione della lampadina elettrica è anche l’inventore del sistema per fare qualcos’altro di ancora più sorprendente e visionario:

portare la luce in casa di tutti.

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Inventore di successo e soprattutto imprenditore di grande successo, Edison sapeva pensare, nel senso più ampio del termine, sognando in grande e realizzando in grande.

Pensare è il lavoro più arduo che ci sia, ed è probabilmente questo il motivo per cui così pochi ci si dedicano. Thomas Edison

Ma… Perché non solo una lampadina? Perché non solo il brevetto della lampadina?

E su questo voglio darti la mia opinione: non possiamo sapere quale ne rappresentasse il vero valore etico per Edison, ma di certo possiamo constatare che la luce per tutti è un valore inestimabile. Non lo è una singola lampadina.

Per quanto riguarda gli affari questo rappresenta benissimo ciò che dice anche Robert Kiyosaki in alcuni suoi libri, riprendendo una famosa legge economica di Robert Metcalfe, cioè: V = I^2

“L’utilità e il valore economico di una rete sono direttamente proporzionali al quadrato del numero degli utenti”

Ma adesso basta, veniamo all’idrogeno.

Ho avuto una visione.

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L’idrogeno trasportato nelle condutture del gas e scambiato rapidamente di casa in casa, da persone che lo producono da energia rinnovabile (PROSUMERS) a persone che non hanno le proprie fonti rinnovabili quindi comprano l’idrogeno da loro e lo utilizzano in un cogeneratore a idrogeno per autoprodursi sia energia elettrica che calore (CONSUMERS).

Che spettacolo.

Praticamente eliminando tutti quei tralicci dell’alta tensione e quella moltitudine di cavi che [ fanno stecchire gli uccelli (scherzo ahah) ] rovinano l’impatto estetico del nostro paesaggio, producono grandi quantità di radiazioni elettromagnetiche (il numero di radiazioni è direttamente proporzionale alla tensione trasportata nel cavo e lì parliamo di alte tensioni!!) e sono molto meno efficienti rispetto a quello che sarebbe il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno tramite rete del gas.

E lo dici te Jack che è meno efficiente?

Ma è solamente un sogno Jack!

Sento già le tue vocine.

No non è solamente un sogno caro ed è tutto vero, infatti a Contursi Terme (Salerno), in Campania, il 1 aprile 2019 la SNAM, principale proprietario della rete gas italiana con quasi il 94% delle reti, ha avviato ufficialmente la sperimentazione dell’immissione di una miscela di idrogeno al 5% in volume e gas naturale nella rete di trasporto gas italiana (clicca qui se vuoi vedere il video).

“Così l’idrogeno può arrivare alle nostre case, alle nostre cucine e alle nostre fabbriche ed essere stoccato con enorme facilità, con un costo di trasporto e di stoccaggio che è 20 volte inferiore a quello dell’elettricità” Tratto dal video-report di Snam sulla sperimentazione.

Ecco così che questo tipo di rete di trasporto porterebbe anche un altro grande vantaggio in termini di efficienza (e quindi sostenibilità) globale, cioè quello di poter trasportare contemporaneamente potenziale energia elettrica ed energia calorifera tramite vettore idrogeno, insieme al gas naturale, senza dover avere più anche la rete elettrica ad alta tensione, ricordando infatti che tramite i cogeneratori a fuel cell a idrogeno, inserendoci l’idrogeno possiamo co-generare sia energia elettrica che calore.

MA COSA C’ENTRA EDISON? ANCORA NON L’HO PRESA

Parla così Bill Elrick, Direttore esecutivo della California Fuel Cell Partnership (CaFCP) – una collaborazione tra industria/governo per espandere il mercato dei veicoli a fuel cell e per aiutare a creare un futuro più pulito, con più varierà dal punto di vista energetico e con veicoli a zero emissioni, dopo aver letto dell’introduzione dell’elettricità e di come Edison la introdusse alle masse:

“Penso questo riguardo a dove siamo con l’idrogeno. Penso che siamo in un momento molto simile nella storia, dove una manciata di persone e una manciata di posti stanno creando opportunità di cui in una decina d’anni o così le masse, guardandosi indietro, parleranno perché avranno capito veramente l’impatto di ciò che gli altri stavano facendo.”

Ed anche la Germania guarda lontano con un investimento nella ricerca per le tecnologie dell’idrogeno di 2 miliardi di euro per 10 anni dal 2006 a 2016, (che poi è stato rifinanziato per altri 10 anni dal 2016 al 2026), in un programma che gli ha permesso di sviluppare la ricerca di base per elettrolizzatori, celle a combustibile, accumulatori e bombole di stoccaggio, compressori, erogatori, distributori di idrogeno e sistemi di stoccaggio residenziali e industriali, con l’obiettivo di guidare il mercato dell’idrogeno nel 2030, e diventare fornitori dell’intera Unione Europea.

E se quest’idrogeno è prodotto da energia rinnovabile (il cosiddetto “idrogeno verde”) significa che dal punto di produzione al punto di consumo non è stata prodotta né CO2 né gas tossici per noi e l’ambiente.

Inquinamento zero.

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Inquinamento zero è la missione di Hydromy

E’ questa la missione di Hydromy: inquinamento zero.

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