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Microgrids

Eravamo qui a discutere io e Samuele su quanto è bello pensare che tutta l’energia che utilizziamo possa diventare negli anni completamente rinnovabile. Tramite un sistema energetico pulito ed efficiente.

Non è solo un nostro sogno. E’ ormai necessario arrivare ad un sistema molto efficiente e sostenibile: lo ha dichiarato il World Energy Outlook di quest’anno.

rinnovabili

Ma ci sono due problemi da risolvere per far si che tutta l’energia derivi da fonti di energia rinnovabile. Uno è molto noto, dell’altro pochi ne parlano perché è un problema molto tecnico.

Il primo problema, più semplice da capire e noto, è il fatto che la maggior parte di energie rinnovabili (non è così per l’idroelettrico ad esempio) hanno una naturale produzione altalenante di energia, in base alle condizioni atmosferiche. E Hydromy vuole riparare a questo proprio permettendo l’accumulo del surplus energetico sotto forma di idrogeno, in modo da poterlo utilizzare nel cogeneratore, per produrre nuovamente energia elettrica e calore, nei momenti in cui non c’è produzione dalle rinnovabili.

Senza un accumulo si possono generare infatti dei blackout, quando la domanda supera la produzione momentanea di energia, come è avvenuto in Brasile nel 2001.

Il blackout in Brasile.

Il secondo problema più tecnico è che, per far si che si possa avere energia totalmente da fonti rinnovabili, la rete elettrica deve cambiare. Infatti se incrementiamo solamente la produzione di energia rinnovabile senza cambiare il funzionamento della rete elettrica e dei relativi contatori a livello residenziale e industriale, avviene il fenomeno elettrico chiamato inversione di flusso.

Detta in parole povere, dal momento che il sistema energetico attuale è lineare, cioè l’energia viene prodotta da una grande centrale e distribuita alle case e industrie seguendo quindi un percorso lineare CENTRALE – CASE/INDUSTRIE, l’aumento di produzione di energia elettrica dalle case e industrie va a creare “piccole centrali” dislocate in quà e là, che aumentando di numero e dimensione, dal momento che vanno a creare a sua volta tensione elettrica che si va a “scontrare” con l’energia derivante dalla centrale grande, creando quindi problemi tecnici nelle reti elettriche.

Come è successo qui in Italia, nelle Marche, in cui vi è stato un grande aumento di produzione di energia dal fotovoltaico, dal 2010 al 2012, come scritto qui.

E dal momento che quest’Estate sono andato ad Ancona al mare per qualche giorno, ti posso confermare con i miei occhi che le Marche sono veramente ricche di pannelli fotovoltaici, perché per degli anni la Regione ha dato grossi incentivi per metterli, di conseguenza molti ex contadini hanno preferito vendere l’energia solare piuttosto che guadagnare dai raccolti dei propri terreni.

Sul fenomeno dell’inversione di flusso potete leggerne anche qui, a pagina 25.

Che fare quindi?

LE MICROGRIDS

Ma ghe diamine è?

Oooh, finalmente ci siamo.

Siamo pronti per partire verso il nuovo universo lanciato qualche mese fa da John Skate.

Parla di…

No non parla di niente, perché John Skate non esiste. Ti ho preso in giro perché volevo scazzare divertendomi un pochino:

Joker non sarebbe stato contento se gli avessi raccontato quello che sto per raccontare a te ora,

ed è una cosa piuttosto semplice, piuttosto complicata.

Complicata non poi così tanto, ma bisogna imparare a pensare in modo differente.

Micro grid, anche se sembra un termine complicato vuol dire semplicente micro griglia, ed è intesa in questo caso come una griglia elettrica di persone che producono energia rinnovabile da proprie fonti e persone che invece non la producono.

Perché “griglia”?

Semplicemente perché queste persone sono collegate tra di loro, e vi sono nel mezzo degli stabilizzatori di tensione, le batterie. La griglia è intesa proprio come la rete elettrica che collega questi poli, in inglese peer.

Peer-to-peer vuol dire da polo a polo, da poli di produttori a poli di consumatori.

Prosumers e consumers.

Ok consumers Jack. Ma prosumers da dove diamine viene?

Prosumer significa producer e consumer. Infatti anche chi produce energia elettrica (ad esempio grazie ai pannelli fotovoltaici) la consuma, giusto?

Ecco spiegato tutto!

Brooklyn Microgrid (BMG) è una rete di residenti e imprenditori di Brooklyn che supportano l’energia solare locale e che vogliono essere pionieri nel cambiare il modo in cui acquistiamo e vendiamo energia. La rete collega persone a Brooklyn che possiedono fonti solari (prosumers) con persone che vogliono acquistare energia solare locale (consumatori)”.

Si trova scritto sul sito di Brooklyn Microgrid.

brooklyn-microgrid

Ma che figo!

E non siamo a nulla.

I partecipanti accedono al mercato locale dell’energia tramite l’app mobile Brooklyn Microgrid. Nell’app, le persone possono scegliere di acquistare energia solare locale, energia rinnovabile statale e/o energia della rete, con Con Edison (il fornitore energetico del luogo). I “prosumers” vendono l’energia solare in eccesso sul mercato sul quale i consumatori possono fare offerte. L’energia solare locale viene “vinta” dai consumatori tramite un’asta.

I prosumers possono vendere l’energia in eccesso sul mercato dopo aver installato un sistema di contatori intelligenti Brooklyn Microgrid, che raccoglie e registra i dati energetici da utilizzare nei mercati dell’energia.

I consumatori utilizzano l’app mobile per selezionare le proprie fonti energetiche e impostare il budget giornaliero per l’acquisto di energia locale sul mercato. I prosumers possono scegliere se vogliono vendere la propria energia solare in eccesso sul mercato o continuare a misurarsi con Con Edison.

LE HYDROGEN MICROGRIDS

E se questo potesse venir realizzato in una comunità in cui invece di utilizzare la griglia elettrica per trasportare l’energia, fosse utilizzata la rete del gas, per trasportare idrogeno? Ad esempio mixato con il metano, come ha fatto la Snam in Puglia?

Avrebbe ulteriori vantaggi perché:

  • non dovrebbero venir utilizzate batterie per stabilizzare le tensioni, dal momento che invece di parlare di energia elettrica si parla di idrogeno e gas nei gasdotti;
  • verrebbe utilizzata solo la rete elettrica a bassa e media tensione delle case e industrie chiamata “rete di distribuzione”, andando così a ridurre di molto le radiazioni elettromagnetiche che subiamo, trasmesse dai cavi di alta tensione.
  • verrebbe aumentata l’efficienza complessiva: un sistema composto di micro griglie di prosumers e consumers di idrogeno, in cui entrambi hanno il cogeneratore per autoprodursi la propria energia elettrica e calore, quando anche la produzione dell’idrogeno raggiungerà una buona efficienza, risulterà avere un’efficienza complessiva maggiore rispetto al sistema tradizionale del comprare energia dai provider perché la maggior parte di queste non utilizza il calore che produce. È come se invece di avere una singola centrale che produce 100 (60 di calore e 40 di energia elettrica) di cui però 60 sono sprecati (le centrali a carbone utilizzano il calore del vapore surriscaldato prodotto solo in pochi casi), avessimo 10 piccole centrali domestiche (cogeneratori) che producono ognuna 8 (una parte si perderà comunque nella produzione dell’idrogeno) di cui 5 di calore e 3 di energia elettrica, per l’energia e il riscaldamento dell’acqua e della casa. Quindi un totale di 80 nel caso delle microgrids a dispetto di 40 del sistema centralizzato.

Secondo il World Energy Outlook di quest’anno, una delle clausole per far si che l’aumento dell’utilizzo di energia elettrica possa esser compensato dalla maggiore efficienza e sostenibilità, è che dovremo diminuire l’intensità energetica del 3% ogni anno per il 2040; mantenendo un sistema simile a quello attuale si potrebbe arrivare solamente all’1,4%.

Il progetto Hydromy vuole contribuire in modo sostanziale.

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