rivalorizzare

Valorizzare.

Una vecchia abitazione ormai cosparsa di piante rampicanti, crepata dal tempo e dalle intemperie. Sembra che stia per morire, ma può arrivare un salvatore, che ne vede le potenzialità e la trasforma nella casa dei suoi sogni.

Una bottiglia di plastica riciclata che da vita ad un’altra, con un minore impiego di risorse esauribili.

Una vecchia fabbrica rivalorizzata dove stampavano il Metro, divenuta una discoteca, a Londra.

Il Printworks: è nato nel luogo che prima ospitava le macchina stampa di riviste come The Metro o il London Evening Standard e può ospitare fino a 6 mila persona. La vecchia fabbrica è caratterizzata da un lungo spazio, diviso in due piste, con i balconi in cemento che si affacciano e su cui pendono diverse piattaforme mobili in metallo a cui sono agganciate le luci stroboscopiche e led.

Questo era solo per far riflettere sull’importanza di valorizzare, o riciclare.

Bjarke Ingels, di cui abbiamo parlato in questo articolo, in Danimarca ha realizzato un’opera eccellente:

valorizzare il tetto di un termovalorizzatore per costruirci sopra una pista da sci.

Di sicuro non ci avete fatto caso, ma è la prima foto in cima, e qui ve ne metto altre due per darvi meglio un’idea:

Ma che cos’è esattamente un termovalorizzatore allora?

In modo semplice un termovalorizzatore è un grande inceneritore di rifiuti, che tuttavia valorizza il calore prodotto dalla combustione per produrne energia elettrica e calore.

I rifiuti si, quelli che riempiono le discariche.

Comunque, i termovalorizzatori sono pensati per avere un minimo impatto ambientale: vengono applicati dei filtri speciali nell’ultima estremità dei condotti del fumo di scarico.

L’Amager Bakke, il termovalorizzatore danese anche chiamato CopenHill, ha emissioni ottimizzate: l’azienda assicura che l’inceneritore di Amager Bakke “rispetto al vecchio impianto riduce del 99,5 per cento le emissioni sulfuree e minimizza quello degli ossidi di azoto a un decimo”. Manterrà le emissioni degli ossidi di azoto entro i 15 mg/Nm3, il monossido di carbonio sotto i 50, ammoniaca non oltre i 3, così come il carbonio organico totale.

Con due linee di combustione, brucia in totale 70 tonnellate di rifiuti all’ora: in un anno, può trattare circa 400mila tonnellate di spazzatura, prodotta da 550-700mila cittadini e 46mila imprese. L’energia sprigionata dalla combustione torna alle famiglie sotto forma di elettricità per 50mila utenze e calore per 120mila. Per avere un termine di paragone, l’impianto di Brescia, il più grande d’Italia con oltre 700mila tonnellate incenerite nel 2017 ma una tecnologia più datata, produce energia elettrica pari al fabbisogno di oltre 200mila famiglie e calore per oltre 60mila appartamenti.

“Gli amanti dello sci hanno bisogno di non preoccuparsi per la qualità dell’aria sul versante dello stabilimento”, si legge in una brochure della Babcock & Wilcox Vølund, azienda danese che ha fornito il sistema di alimentazione del forno e le tecnologie di depurazione dei fumi, per ridurre le emissioni inquinanti dell’impianto. L’azienda assicura che l’inceneritore di Amager Bakke “rispetto al vecchio impianto riduce del 99,5 per cento le emissioni sulfuree e minimizza quello degli ossidi di azoto a un decimo”. Se si osservano i dati delle emissioni di forni italiani (anch’essi frutto di autodichiarazioni da parte degli impianti), si osserva che i vantaggi dell’impianto di Copenaghen riguardano soprattutto gli ossidi di azoto, composti associati alla combustione (compresa quella da traffico) molto dannosi per l’apparato respiratorio. Per fare un confronto con l’inceneritore del Gerbido di Torino, entrato in funzione nel 2013, in media nel mese di Settembre 2018 la linea 1 dell’impianto ha emesso 2 mg/Nm3 di ossido di carbonio, 0,1 di carbonio organico totale, 0,7 ammoniaca, ma quasi 26 mg/Nm3 di ossidi azoto.

VALORIZZARE LO SPAZIO

A far parlare molto dell’impianto prima ancora della sua apertura al pubblico prevista per la primavera 2019 sono però, oltre alle prestazioni ambientali, le attività che si possono fare sul tetto e su uno dei lati. Copenhill ospiterà una pista da sci, percorsi su cui correre e passeggiare, un’area verde per il pic nic, una parete di arrampicata alta 80 metri, oltre che un ristorante e un bar. Costato circa 500 milioni di euro, di grosse dimensioni per raggiungere alti livelli di efficienza, adesso Amager Bakke conta sui turisti e sui rifiuti in arrivo da fuori confine per ripagare il cospicuo investimento.

I rifiuti da qualche parte devono pur andare.

Riposti nelle discariche occupano molto spazio e non sono valorizzati in alcun modo, mentre grazie ai termovalorizzatori di ultima generazione, per lo meno se ne possono trarre grandi quantità di energia e calore per tutti, con poco inquinamento, probabilmente meno di quello delle discariche se consideriamo lo spazio non più utilizzabile, gli inquinanti rilasciati in terra, il cattivo odore che permea le aree circostanti e la mancata valorizzazione per l’energia.

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