Il disastroso Black Friday

Il Pianeta non è usa e getta.

Insomma dai, non è detto, potremmo andare su Marte, tra qualche anno. Qualche migliaio, di anni.

Ci sono due principali tematiche, sul Black Friday, che a mio parere sono davvero preoccupanti: una ecologica, ed una spirituale, più profonda e introspettiva.

Questa giornata, il 29 Novembre appena passato, ha avuto un duplice carattere: uno dispendioso, l’altro rivoluzionario.

Si, dovete sapere che, anche se probabilmente per televisione e tramite i media se ne è parlato poco (almeno così credo, perché ormai sono due anni che non guardo più i programmi della televisione), più di 300.000 persone sono scese in piazza Venerdì, nonostante la pioggia, in tutta Italia in più di 110 città piccole e grandi. I picchi sono stati a Roma (30mila persone sono arrivate in piazza del Popolo), Milano con 25.000 persone, Torino e Napoli con 10.000 persone e tantissime altre città.

BLOCK FRIDAY

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Bruciamo Amazon.

Lo striscione di testa recita ‘Block Friday‘, “perchè vogliamo sostituire – così è scritto nella nota degli organizzatori – quella che è la giornata mondiale del consumo con una giornata di protesta. I grandi marchi concedono sconti sui beni di consumo per incoraggiarci a comprare, ma noi non vogliamo contribuire ad alimentare questo modello insostenibile“.

La data del 29 novembre è stata scelta per due motivi: da un lato è il giorno del Black Friday, che per i giovani di FFF rappresenta il simbolo del consumismo insostenibile, dall’altro, cade alla vigilia della Cop25 di Madrid, l’annuale conferenza dell’Onu sul clima, che comincia lunedì 2 dicembre e andrà avanti fino a venerdì 13.

Manifestazioni di ragazzi si sono tenute in tutto il mondo.

I CONSUMI DEL BLACK FRIDAY

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Si calcola che circa 82mila furgoni – la maggior parte dei quali diesel – si siano messi in moto nel lungo weekend di occasioni per consegnare otto miliardi di euro in beni acquistati, in Inghilterra. Nonostante anche i negozi e i centri commerciali abbiano iniziato ad aderire all’iniziativa, oltre l’80% degli acquisti avviene infatti online. In Gran Bretagna si stima che, nelle ore più calde, un camion ogni 93 secondi sia partito dai magazzini di Amazon.

Gli ordini online portano con sé un maggiore carico di imballaggi; oltre a essere principalmente costituiti da giocattoli in plastica e dispositivi tecnologici che andranno poi smaltiti come Raee nei centri appositi. Il Black Friday genera il più grande volume di rifiuti dell’anno, rileva il rapporto di Freight Leaders Council.

Acquistiamo senza pensarci un secondo, ma la spazzatura che creiamo durerà in alcuni casi per secoli: durante il Black Friday gli italiani hanno fatto in media 37 ordini al secondo sul sito di Amazon.

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In Italia l’e-commerce consuma il 35% di tutta la plastica prodotta nel nostro Paese.

Secondo uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) l’impronta ambientale di un acquirente online doppia rispetto a quella di un acquirente nel negozio e tripla se si sceglie la consegna rapida. E durante il Black Friday tutto questo aumenta.

Ma ora passiamo alla tematica più profonda e introspettiva.

COSA PENSIAMO DI COMPRARE?

Cosa pensiamo di comprare, durante il Black Friday?

Pensiamo di comprare degli oggetti. Ma in realtà compriamo emozioni.

Come dicevamo un po’ anche in questo articolo, compriamo l’emozione che ci porterà quel determinato oggetto nuovo, l’emozione che potremo provare con quel nuovo vestito, l’emozione che potremo vivere guardando un film a più alta risoluzione in famiglia, nel nuovo televisore appena comprato.

Compriamo gioie o dolori che sono legati ad oggetti fisici, oggetti materiali.

COMPRIAMO LA RISOLUZIONE DI PROBLEMI REALI, O DI PROBLEMI INDOTTI?

Non è per fare il moralista, né tantomeno l’hater o il critico, ma veramente, credo che sarebbe importante farsi questa domanda sempre quando andiamo a comprare qualcosa.

Chiedersi: cosa sto veramente comprando?

Mettere in discussione l’acquisto prima di agire impulsivamente, per il bene della nostra vera felicità, del nostro pianeta, e non per ultimo, del nostro portafoglio.

Cosa ti mette in testa, di valore che tu possa apportare alla tua professione, o il tuo sogno, o la professione dei tuoi sogni, un televisore nuovo o un vestito nuovo?

Capisco che a volte se ne ha davvero bisogno. Infatti non è per fare il moralista, ma se non ti metti mai in discussione, puoi rischiare che la tua azione impulsiva di oggi si ripeta un altro giorno, poi un altro ancora, e alla fine possa diventare un’abitudine negativa. O comunque un modus operandi negativo.

Il problema è che questo tipo di abitudine non ti porterà mai a nulla di meglio di quello che hai già, se non che ti renderà più povero, più infelice a lungo termine e meno rispettoso dell’ambiente.

Per non parlare del fatto che potresti cadere nella trappola del dare valore a te stesso, in base a quello che hai, e non a quello che veramente sei.

Se ti togliessero tutto ciò che possiedi di materiale, chi saresti?

LE COSE CHE POSSIEDI, ALLA FINE TI POSSIEDONO.

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