terremoto

Terremoto mancato: cooperativa 25

Sarebbe bello se tutto fosse semplice, genuino.

Una cooperativa di persone che si uniscono per tirare due righe e prendere qualche nuova iniziativa.

Come in famiglia.

famiglia-felice

PECCATO CHE QUESTA SIA SOLO UNA BELLA, BELLISSIMA,

PUBBLICITÀ.

Nelle pubblicità le famiglie sono sempre felici, le cooperative hanno del filosofico (“Nessun uomo è un’isola”): anche la minestra la berresti per colazione.

Poi ci scontriamo con la realtà.

Ed il gatto che vuole entrare in casa lo ritrovi con questa faccia:

Chi deve preparare la cena non ne ha voglia, chi dovrebbe sparecchiare non lo fa.

OGNUNO SI FA GLI AFFARI SUOI SENZA DARE MINIMO PESO ALLA COLLETTIVITÀ FAMILIARE.

Mi verrebbe da chiedere cos’è davvero la famiglia, ma visto che per entrare in un mood più introspettivo uso sempre questa domanda, oggi voglio cambiare.

Dovete sapere che da sempre mio babbo paragona la politica alla famiglia.

Dice che, perché una famiglia funzioni bene bisogna che ognuno tenga sia ai propri interessi che al benessere di tutti gli altri componenti, che la libertà di uno non prevalga quella dell’altro, e via e via discorrendo.

Ok, ma cosa vuoi dirci Jack?

Voglio dirti che la politica, anche questa cosa complessa, può esser ridotta in cose semplici, in punti semplici; siccome non amo questa materia, mi piace accogliere questa mentalità di mio babbo.

La Cooperativa 25, o meglio COP25 quindi, vista in questi termini non è stata un fallimento, come molti vorrebbero dire e stanno dicendo, ma è stata un’occasione in cui prender maggiore coscienza che al momento ci sono leader politici e Stati, che vogliono farsi i fatti propri, trascurando un attimo la casa dove viviamo tutti e senza dare alcun appoggio a “fratelli e sorelle” che hanno la casa in disordine per via del terremoto, ma nessuno gli vuol dare una mano, talmente concentrato sui propri affari.

Tutta la comunicazione si basa sui feedback: fai una mossa, ricevi un feedback, positivo o negativo, che serve a farci comprendere meglio sia la situazione che gli altri.

Quindi più che parlare di successo o fallimento, dovremmo pensare in termini di “che cosa abbiamo appreso” dall’ultima COP.

Che per chi non lo sapesse poi, questa Conferenza sul clima (tenutasi a Madrid dopo che la riunione è stata spostata dal Cile a causa di disordini in quella zona), COP25, è la Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climaticiUNFCCC , che ha il compito di assicurarsi che la Convenzione ( e ora l’ accordo di Parigi del 2015 , che rafforza la convenzione), sia in fase di attuazione.

L’obiettivo?

Focalizzare l’attenzione della comunità internazionale sull’emergenza climatica e accelerare le azioni per invertire i cambiamenti climatici.

Poiché l’ UNFCCC, documento firmato in Brasile nel 1992 in cui le nazioni hanno concordato di “stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera” per prevenire pericolose interferenze da parte dell’attività umana sul sistema climatico, aveva limiti non vincolanti sulle emissioni di gas a effetto serra per i singoli paesi e nessun meccanismo di applicazione, durante le recenti COP sono state negoziate varie estensioni di questo trattato, incluso l’ultimo accordo di Parigi , adottato nel 2015, in cui tutti i paesi hanno deciso di intervenire intensificare gli sforzi per limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C al di sopra delle temperature preindustriali e potenziare il finanziamento dell’azione per il clima.

La COP25 è la COP finale prima di entrare nell’anno decisivo del 2020, quando molte nazioni devono presentare nuovi piani d’azione per il clima. Tra i molti elementi che devono essere risolti c’è il finanziamento dell’azione per il clima in tutto il mondo.

Attualmente, non si sta facendo abbastanza per raggiungere i tre obiettivi climatici: ridurre le emissioni del 45% entro il 2030; raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (che significa un’impronta netta di carbonio pari a zero) e stabilizzare l’innalzamento della temperatura globale a 1,5 ° C entro la fine del secolo.

Ma chi sono i familiari “cattivi”?

Brasile, Arabia Saudita, Australia, Russia, India, Cina e Sudafrica.

Al di là della differenza tra inquinatori “tradizionali” ed “emergenti”, anche gli Stati Uniti finiscono sul banco degli imputati: la decisione del presidente Donald Trump di uscire dagli Accordi di Parigi sarà effettiva solo il 4 novembre 2020, il giorno successivo alle elezioni presidenziali americane. Ma fino ad allora Washington parteciperà regolarmente ai vertici internazionali sui cambiamenti climatici e, dove potrà, difenderà i propri interessi.

Durissimo, in proposito, l’intervento del rappresentante di Tuvalu, piccolo stato insulare dell’Oceania: “C’è una nazione che si è schierata contro queste misure pur avendo deciso di uscire dagli Accordi di Parigi” ha detto, in chiaro riferimento agli Stati Uniti. “Negare che ci siano paesi che stanno già soffrendo per l’emergenza climatica può essere considerato un crimine contro l’umanità”, ha continuato il diplomatico dello stato del Pacifico.

E QUINDI?

Molti compromessi: l’Unione europea, insieme ai piccoli stati insulari, è riuscita ad ottenere una dichiarazione di intenti, in cui 84 paesi si impegnano a presentare entro il prossimo anno nuovi piani nazionali vincolanti per tagliare le emissioni. Un primo passo, da cui però restano fuori Stati Uniti, Cina, India e Russia, che insieme rappresentano circa il 55% delle emissioni globali di gas serra. Via libera anche al Gender Action Plan che promuove i diritti e la partecipazione delle donne nell’ambito dell’azione climatica internazionale.

Ma il vuoto lasciato dalla Cop25 resta enorme.

Studi scientifici presentati nel corso del vertice di Madrid hanno dimostrato che dal 2015 ad oggi le emissioni di gas serra sono aumentate del 4% e che dovremo tagliarle del 7% all’anno per i prossimi 10 anni se vogliamo scongiurare il punto di non ritorno.

La prossima Cop in calendario è prevista per Novembre 2020, a Glasgow, ma la possibilità di un successo sarà determinata in larga misura dal vertice Ue-Cina, nella città tedesca di Lipsia, il prossimo settembre. La speranza è che per quella data l’Unione a 27 abbia formalizzato l’obiettivo di zero emissioni di carbonio entro il 2050 previsto nel Green Deal e che riesca ad ottenere dai cinesi un accordo per migliorare il loro contributo (National Determined Contributions). In quest’ottica, la Cop26 di Glasgow a novembre 2020 sarà cruciale, affinché l’Accordo di Parigi non rimanga lettera morta. 

accordo-parigi

Per concludere, non abbiamo avuto un terremoto in famiglia, perché quando c’è il terremoto in casa, tutti devono ripararsi “sotto al banco” come mi dicevano alle elementari. Sarebbe una necessità, non una priorità.

Non ho mai visto un campione preparare la sua sconfitta: perché l’unica casa in cui abbiamo per vivere, è proprio il nostro pianeta.

0 Comments

Leave a reply

we do change the world
or

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

or

Create Account