Cyclone Amphan

Il futuro in una settimana.

Questa settimana è stata definita dal New York Times come una delle peggiori di sempre.

Nemmeno il tempo di risvegliarsi dall’ incubo Covid-19, e nel mondo si registrano eventi ugualmente drammatici, se non peggiori.

In primis, il ciclone Amphan, che viaggia ad oltre 200 km, si è abbattuto sul Bangladesh e l’India causando più di 80 morti, oltre a più di 3 milioni di persone sfollate ed evacuate.

L’India è una delle nazioni con una densità di popolazione tra le più elevate del mondo e questi eventi possono realmente costituire emergenze non indifferenti.

Oltretutto, evacuare così tante persone in questo periodo di pandemia, potrebbe causare un ulteriore crisi umanitaria.

Ma udite, udite, sembra che il peggio debba ancora arrivare!

Altri eventi disastrosi incombono.

Wildfires

Grandi incendi negli Stati Uniti ed in Europa, scarsità d’acqua in America del Sud ed Africa, ondate di calore in Europa e Sud asiatico.

E poi ci sono le locuste.

Le temibili locuste. Apparentemente pacifiche, si riversano nei posti più caldi e distruggono tutto ciò che trovano sulla loro strada.

Campi agricoli e coltivati possono venire interamente distrutti da questi piccoli animaletti, quando sono in gruppo.

Sono arrivate in Africa e stanno facendo piazza pulita di tutti i campi che trovano davanti a loro.

Le locuste hanno trovato posto dove hanno trovato un clima più caldo, dovuto anche al cambiamento climatico in atto.

L’Africa non è nuova ad eventi simili, ma il fatto che sia la peggiore infestazione degli ultimi 70 anni, dovrebbe farci riflettere.

E se questi eventi diventassero sempre più la normalità?

Se queste settimane disastrose rappresentassero il futuro dei nostri nipoti?

Uno studio di Nature ci mette in guardia.

Grazie ai dati concessi dai settori industriali più rilevanti, la situazione climatica risulta realmente pesante.

Il lockdown ha sì, diminuito le emissioni nel breve termine, ma ha messo in luce un problema ancora più grande.

Secondo lo studio infatti, il picco di riduzione della CO2 è stato circa del 17% di emissioni in meno rispetto allo scorso anno.

E’ sicuramente un buon risultato, ma bisogna anche dire che la maggior parte degli esercizi industriali e commerciali erano chiusi, non producevano e quindi non inquinavano.

Grazie a questa riduzione, quest’anno potremo giungere ad un -4,7% totale di emissioni.

La percentuale, che dovremmo raggiungere ogni anno per non giungere al fatidico +2° rispetto ai livelli pre-industriali, che comporterebbe pericoli enormi per noi e per il nostro pianeta.

Ma questo è realmente sostenibile?

Il rinnovabile per la ripresa.

Abbiamo raggiunto questo risultato ( buono ) con un lockdown che ha bloccato l’80% delle attività commerciali ed industriali.

Se solo una pandemia casuale ed un “chiudi tutto” forzato hanno portato questi risultati, come potremmo replicarli in futuro, in modo tale che si possa avere gli stessi obiettivi?

Innanzittutto, investendo fortemente nelle rinnovabili.

Questa soluzione non sarebbe accettabile solamente dal punto di vista ambientale, ma anche da quello occupazionale contribuendo così anche ad uscire dalla crisi economica che si è venuta a creare.

Come ne abbiamo parlato in questo post, 231 esperti, oltre al premio Nobel Stigliz, ritengono che il rinnovabile crei circa il doppio di posti di lavoro.

Ogni milione di dollari di spesa genera 7,49 posti di lavoro a tempo pieno nelle infrastrutture per le energie rinnovabili, 7,72 nell’ efficienza energetica, ma solo 2,65 nei combustibili fossili.

Per capire la forza economica del rinnovabile, basti pensare che secondo il Global Wind Energy Council, l’eolico, in forte crescita, potrebbe creare 4 nuovi milioni di posti di lavoro entro il 2030!

Per creare realmente un nuovo modello di vita e un nuovo status, serve un radicale cambio di mentalità.

Una mentalità maggiormente incline ad apprezzare la bellezza della nostra Terra e le bellezze naturali di cui siamo circondati.

Possiamo informarci maggiormente sulle filiere produttive, piuttosto che guardare telegiornali pieni di pubblicità ed eventi mondani o negativi.

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