Giornata mondiale degli oceani: due aspetti chiave

Giornata mondiale degli oceani

E due problemi che li stanno mettendo a forte rischio

Per questo speciale memorandum, tratteremo il tema analizzando due problemi principali che stanno danneggiando notevolmente l’ecosistema oceanico e quello terrestre:

  • La deossigenazione
  • La diminuzione dei fitoplancton

Se vi state chiedendo perchè anche quello terrestre, voglio dirvelo sinceramente.

L’ecosistema in cui viviamo è come una grande catena.

Ogni passaggio è fondamentale e se ne perdiamo uno, tutto il resta ne soffrirà esponenzialmente.

Analizziamo meglio il primo di questi.

La deossigenazione

Il primo grande problema

Giornata mondiale degli oceani: due aspetti chiave

Gli oceani sono in grave pericolo.

Non solo si stanno acidificando come spiegato da @unduosostenibile in questa serie di stories, ma si stanno anche deossigenando.

Cosa comporta la deossigenazione?

La mancanza di ossigeno provoca degli effetti devastanti per l’ecosistema marino.

La conseguenza principale è data dall’influenza che questa diminuizione ha sul ciclo di alcuni elementi essenziali per la vita, come l’azoto ed il fosforo.

Grazie alla ricerca di 67 scienziati provenienti da 17 Paesi diversi, siamo riusciti a comprendere come il livello di ossigeno negli oceani sia calato di circa il 2% tra il 1960 e 2010.

Come dice uno dei leader della ricerca, Dan Laffoley, è difficile capire quanto questa quantità possa causare enormi problemi.

Se proviamo a scalare l’Everest e ad un certo punto ci mancasse il 2% dell’ossigeno, ce ne accorgeremmo sicuramente.

Purtroppo questa retorica torna spesso in voga.

Pensate a quanto sia difficile renderci conto del nostro impatto sull’ambiente. Non lo vediamo.

Molti di noi vivono in zone lontane rispetto alle isole di plastica.

Nessuno ( o quasi ) di noi controlla il termostato anno dopo anno, sempre lo stesso giorno, per rendersi conto di quanto la temperatura stia realmente aumentando.

Come quando accumuli la polvere sotto al letto senza spazzare, i problemi vengon fuori tutti assieme.

Nel primo caso ( la polvere ) abbiamo un elemento che diventerà difficilmente pulibile.

Nell’altro scenario ( molto peggiore ), ci troviamo con soli sei mesi per invertire una rotta che altrimenti, potrebbe risultare compromessa.

Ma torniamo alla deossigenazione.

Nell’articolo del New York Times, Dan aggiunge un dettaglio importante.

Il livello di deossigenazione degli oceani è molto variabile.

Alcuni tratti presentano un livello di ossigeno più basso del 40-50% rispetto al 1960.

La deossigenazione sta contribuendo ad aumentare notevolmente le temperature dell’acqua, destabilizzando completamente il ciclo marino e quello delle loro creature.

Giornata mondiale degli oceani: due aspetti chiave

Sapete perchè le bevande gassate si sgasano più velocemente con il caldo estivo?

Semplicemente, i gas presenti all’interno, tra cui l’anidride carbonica, evaporano molto più velocemente, eliminando dall’acqua minerale la caratteristica frizzantezza.

Lo stesso concetto applicato agli oceani, si traduce in una destabilizzazione dell’oceano e dell’intero ecosistema correlato.

I meccanismi della Terra sono complessi ed ingegnosi.

Questo implica che se viene a mancare un piccolo pezzo fondamentale, ne risente tutto il ciclo di vita terrestre.

La perdita dei fitoplancton

Il secondo grande problema

Giornata mondiale degli oceani: due aspetti chiave

Questi microorganismi sono fondamentali per la vita sulla terra.

Come gli alberi fanno in superficie, i fitoplancton sono responsabili dell’ossigeno prodotto che noi respiriamo.

Ne producono addirittura la metà, ed a causa del riscaldamento delle acque la loro presenza sta diminuendo notevolmente.

Di questo ha parlato la Dr.ssa Ayana Elizabeth Johnson in un’intervista al New York Times.

Attivista e biologa marina, fondatrice di Ocean Collectiv e speaker per TED, la Johnson ha confermato come i fitoplancton siano fondamentali per la nostra esistenza.

Ha anche presentato quali pesci dovremmo mangiare meno e quali di più.

Secondo le Nazioni Unite, circa il 93% dei pesci commestibili, è già stato prelevato dal suo habitat.

Per mantenere il suo ecosistema, è necessaria una maggiore oculatezza da parte nostra e da parte dei venditori riguardo ai pesci messi in commercio o acquistati.

Mangiare molte più sardine che tonno ad esempio.

Date le sue dimensioni molto più notevoli, il tonno ha un tasso di riproduzione molto più basso rispetto alle sardine o alle acciughe, ad esempio.

Invece noi, di tonno ne mangiamo un sacco.

Se non cambiamo velocemente le nostre abitudini rischiamo di mettere in gioco non soltanto la nostra esistenza, ma anche quella della nostra Terra.

E gli oceani ne sono una parte fondamentale.

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